Le corde in minugia

Graffiti di vita

La Venere di Milo

Suono cupo e tenebroso
le note che ti scrissi
all'oscuro
del fosco sentimento irrazionale
che folle
mi avrebbe devastato.

Limpidezza definita
mi appariva l'emozione
ed il mio capo
sette volte era nel busto
come una scala frigia.

Ora arranco nell'assurdo buio
l'incerto orrendo vuoto,
stacco di braccia tese
e poi sfuggite,
come il ricordo d'una sbornia.

Vago nel tuo diniego
e la musica o la danza
non leniscon le ferite
che m'hai inferto,
senza  sfiorarmi.

Risuona l'epitaffio
nella testa,
lungo il collo,
giù nel corpo
che è sformato
e non ha più
nè canoni
nè ebbrezza.

Saponificazione

Proprio lì
dove butto le cicche da un inverno
è rifiorito il lillà.

Proprio là
dove hai spento il mio cuore
raccolgo ceneri grigie
per farne lisciva,
non per lavare cenci sporchi,
stracci per il pavimento,
bensì ad uso alimentare:
per ammollarne olive,
cavarne il retrogusto amaro
e godermi il tuo ricordo.

Userò sali d’argento
per impressionare lastre in bianco e nero
della tua faccia immobile
dietro all’obiettivo,
occhi rivolti altrove, di scatto,

e bromuro, per poi guardare sorridendo
a ciò di cui mi son privato,
mi hai gelato..
e il sale scioglie il ghiaccio
che ha ricoperto i miei capperi germogli
ora boccioli, poi frutti e poi semenza
oppure ancora sotto sale,
da vendere al mercato con le olive,
oramai pronte,
in salamoia.

E se ciò non mi dovesse funzionare
da un cuore grande
si può ancora trarre soda,
calce viva,
e rifar tabula rasa;
c’è tempo,

intanto l’acqua,
comunque,
bolle.

(Dalla mia silloge SEVDA edita da Joker)

Il libro

Il buio ritorna la sua voce
come rimando al capitolo già letto
e cerco nel calore un po' di vita
anche se appare muto questo embrione,
prefazione, epilogo e riassunto,
che esaurisce le mie curiosità
come nel sorso ultimo del tè.

Fluttua l'occhio in palpebre socchiuse
flash back di cartapesta
policroma, ma stinta,
spengo ancora quest'ostinata luce
che ci divide in abat jour diverse
protese, come noi ai soffitti,
riflessi dei nostri comodini.

Piego la pagina,  solo segnalibro,
come nel viso le rughe d'espressione
giorno per giorno gelosamente chiuse
a scrigno di segreti consumati
nell'intimo scaldare notti diafane
che cristallizzano il ricordo d'un proposito
esalato in osmosi dalla pelle.

Ho sempre un po' invidiato chi
affronta i libri senza copertina
senza considerare se manca qualche pagina.
Vorrei poterla amare un po' così,
senza considerare eventuali lieto fine
e senza leggere le note dell'autore
perché è nostro e lo scriviamo un poco al giorno
e poi la sera ce lo raccontiamo.

È un intarsio

È un intarsio, un mosaico di luci
la tua pelle cui giunge il riflesso
del mio mare di taglio che imbruna
il lotto gotico delle calli,

ma sprofondo in melmose barene
al pensiero d’un altro distacco,
noi basilica col battistero
equilibrio impeccabile e sacro.

Le candele, le lampade ad olio,
il profumo d’incenso e il salmastro
ci inondano.

La tua voce si aggrappa alla mia
in un canto monodico lento
e risana il dolore,

fino al prossimo incontro.

Dentro l'alga

Non una sensazione
né certezze,
in rubre,
disinibite, fogge.

Fluttua medusa,
fluttua in mareggiate!
Ché grosso
in mille scogli
sbatte il mare. 

Ancora la tristezza è divenire
forza di chela d'astice e di valva
ove mollezza vongola di labbra
si schiude nel tepore,
acqua notturna.

Fluttua medusa,
fluttua in baci dati!
Rubati e regalati nel ricordo
d'intrecci cavallucci,
onde marine.

Nel sorgere del sole,
qui ad oriente,
si tuffa dentro al mare della notte
il mio virgulto amore
ch' è germoglio,
conchiglia,
seme...

e non mi dà riposo.

 

 


Monfalcone 06/07/2005

Cetre scostanti (prive d'agogica)

Consumati i mesi aridi d'estate
ho riscoperto il languore della pioggia
scorre liscia nel profondo della voce
orrido abisso di muschio rivestita.
Ho visto me nella sua anima
che profumato oriente specchia
la mia, randagia di follia,
in rovine... [...]

Notturno

È ambrata la notte delle mie solitudini,

della mia insofferenza alla vita

fra preghiere e pensieri per i miei defunti,

e tarda sempre il mattino

su questo emisfero,

 

in questo eremo ho inciso

parole d'amore  

che non... [...]

Saturnidi

Immaginami con i tuoi jeans,
il nostro tropico allo stesso emisfero,
così com'è stata la notte, senza dolore,
e resta, del dimesso piacere,
il rispecchiarci su vetri affollati
d'immagini nude ed amplessi,

ora allontanami
per non... [...]

Lasciami dire...

È un mondo occulto la tua sovrastruttura
quell'esoscheletro di vetri e di stanghette
maschera noir quasi disadattata
senza impotenza allo scorrere del tempo
e nel contempo futurista alla Govoni.

Non è ambiziosa certo l'intenzione
il tuo... [...]

Sussurro lontano

Dedico queste quattro righe alla morte del mio caro zio Valerio. Le ho scritte prima della sua morte e pubblicate il 24/08/2008 alle 17.59 in Officina della Poesia. Lo zio si è... [...]

Adriatico Orientale

Sbatte, come sul frangiflutti,
l’onda dell’ultimo distacco
e resto, appeso al molo terzo,
mentre la retina riflette e mi confonde
le immagini fugaci dell’imbarco.

Sono solo, come le scialuppe,
eppure siamo in tanti in questo mare, [...]

Nuk ka më shkoll të muzikës

Non c'è più la scuola di musica

A mia moglie Ingrid.
(Për nusjen time, Ingriti)




Pagine sacre frusciano dentro
e Shkodra - dove passa la Drina -
m'agonizza e guarisce
senza lasciarmi morire.
Consumo qebab sulle pagine
lacerate, di bibbie rubate,
e m'intona il muezin, prej xhamiet,
a modi non pitagorici
che non sembrano avere una logica,
nemmeno tu la comprendi oramai
la lingua che parli.

Resto fermo sui marciapiedi,
in equilibrio, ma precipito dentro,
rotolo lungo le strade,
fra i tavolini dei bar
fino alla scuola di musica
dov'è solo un docente che studia
mugolando la fame.

Chissà il tuo violino dov'è
forse lo suona un bambino,
un altro, di Kiras o Mark Lule,
e il mio cuore s'impolvera ancora
dove il fango è più dolce del miele,
dove sei nata, a Sarreq,

dov'è la tua terra è la mia.

 

mullin_002_448

Penombre

A sera allenti i tuoi nodi
e rapisco del sospirare
- stretto dentro una morsa
che ansima - il ritmo
e diviene mio,

come delle fronde è il vento,
sono i pensieri inclini
a virate di poppa,
le vele allo spasmo.

Il suono mi giunge ovattato
spietato ululare e singulto
in una conchiglia,
è timbro che muta sgomento
come il volo degli aquiloni,

è un'armonia di sapori
che si trasformano alchemici
in cadenze agrodolci,
onde scure che si frantumano
in rivi di candida schiuma
sulle nostre penombre.

Trst

Era di bronzo il tuo sostare
come il frusciare a sera dei tuoi libri
mentre invece mi perdevo nella bora
su pei camini e giù fra le stradelle,
per le scalette di S.Giusto e via,
fino al Sartorio.

A Ponte Rosso ti abbracciavi spesso
a quel glaciale simulacro dublinese
mentre correvo con lo sguardo i marcapiano
sotto finestre accese di calore
per incrociare dietro al vetro intelaiato
profili molli di donne grassottelle
incuriosite dal mercato

Lungo il canale oggi passo da solo
fra bancarelle e venditori di croccanti,
incrocio James con tanto di cappello
mentre procedo verso la periferia
senza passare sotto il nostro albergo
che è diventato, pare, un'ambasciata.

Disteso

E mi ritorni ancora
non un ricordo,
ma una scossa sottile,
un'onda solleva la pelle
e si quieta
diluita dal tempo,

come sotto una quercia disteso
che così solida
frastaglia il cielo
e lo compenetra

Grazie del Male

L'abbiamo fatta una visita a Turoldo,
serio nel cuore e gelido nel volto,
la sua invettiva è salda, lapide eloquente,
dura come le pannocchie secche
appese in trecce ai muri caldi delle stalle,
difese con la forca dai nemici,
sgranate come perle di rosario,
accolte come accoglie il Padre il Figlio
e ne fa pane per salvare l'Uomo.

Aceto e sale,
lisciva e croste di polenta,
la vita in sè non è che penitenza
con le ginocchia piatte di confessionale,
nero paiolo sulla fiamma viva
ed il pensiero corre sulle nubi,
il fieno da raccogliere,
la grandine in arrivo,
la vacca che sta male...
ma non dimenticare a sera mai
di ringraziare.

D'Inedia

Gelido è il ritmo
dell'assolato meriggio,

qui
non si respira

e colo
d'inedia appeso
catramosi pensieri.

Minuetto

Moderato

colgo il profumo delle strade

accelerando

le salite accese di ginestra

stringendo

petali di mare



ritardando

il mio rientro a Portič



                                                        Premantura, 1 maggio 2008

25/04/2008




ad Alessandro Oria e alla sinistra sana della mia bella città 
 
Caro Calamandrei,
di Costituente e d'impiccati
fra le magnolie in piazza
non si parla più a Bassano
ne' a Montebelluna.

I cattocomunisti evasi
e i molti liberali rilasciati
trovano ospizio
come le allodole la sera
fra gli sterpi delle grave

Dell'altura del Montello
dal basso s'intravede l'orizzonte
ed il nemico, luce alle spalle,
può calcolare ben la parallasse.

Sono salvo anche stavolta ché il capestro
era troppo corto ed il nazista
oggi è impegnato su altri fronti,
ma meglio le magnolie al tradimento!

Viva l'Italia di quelli come noi
che non han perso la speranza
e che la corda l'hanno ancora attorno al collo
sui crinali, fra i rovi della macchia
a tirar sassi alla più grave malattia,

la non-memoria.



Tarassaco

Soffi di sole e pioggia,

lattiginoso stelo che si arriccia

il primo amplesso tramutato in pianto

la meraviglia

 

e ti sto dentro come una farfalla

fra i palmi d'un bambino una sbirciata

e poi volare in cerca d'altro miele,

imago io e tu dente di leone.

 

 

 

 

 

Pasqua 2008

Semichiusa la mano è rossa
nel controluce pulsare
di vene accennate

intorno un grumo di cuore,
meraviglia bambina di uomo
che chioccia

e si fa piccolo
piccolo


Obiezione di coscienza (A Flavia)

Silenzio rosso, profumo di papaveri,

sogno d'inverno, assopirsi di tizzoni,

mentre nelle stanghette degli occhiali d'osso

t'intreccio madreperle ed alghe

fra i capelli stanchi d'ospedale

e carapaci e sfumature arancio

di... [...]

Mettilo a preventivo

Alla fine hai firmato,

hai provato a ribaltare le voci,
ad evadere il vero,
a sognare di residui attivi
o di entrate che andranno riscosse...
ma il risultato non cambia:

ti ho concupito stillando un bilancio reale
rendendo impotente il consiglio
e mi sono deterso,
rinfoderata la bic
rosicchiata da notti di consuntivi
su progetti di vita inconclusi.

Ora percorri le celle di excel,
esautorate le tue fantasie,
mettendo in colonna le entrate:

t'avevo avvisata
del tuo stupido falso in bilancio:
non illuderti più perchè il sesso
è solo il cash flow,
la partita dei sentimenti,
al contrario,
è almeno doppia.

Homoios - pathos

Quando la bontà diventa sdegno
la capacità di comprensione
m'induce all’odio
e la premura volge il passo cruda
ad un sascasmo aspro e acuminato

A sera mieto lento il mio malstare
e mi rileggo quasi con riconoscenza
dentro a righe amare vulnerate
dalla sofferenza sciolta in melanconia,

è il male ontologico che cura
e dissapora bieche allopatie.

Ciack, si gira!

 

Rincasato tardi per il lutto
ti sei sdraiato
senza strillii festosi 
- lontani i frugoletti-.

Fra le lenzuola, di rosso bandiera,
sei ritornato per spaccarti il cuore
a coricare il poco che
ti rimaneva.

La critica,
incredula
è sospesa

e storno romba
il bimotore,
in vana attesa.

Troppo ho taciuto

Ed ora l'onda ha consumato ogni spigolo
dell'inutile autocontrollo, ha cavalcato l'etica,
le mie morali, schizofreniche spose
delle situazioni, deglutite ogni volta,
come sperma d'una violenza.

Ogni frase si accoppia con infiniti perfetti
con indivisibili... [...]

Scava dentro

Conciliare dolorose contrazioni
coi sereni movimenti della penna,
vagliare grumi in un buratto,
farne visioni plastiche,

tortura gli altri sguardi,
i menti appoggiano sui palmi
ed il mio sangue giace sotto
le unghie. Scava dentro,
[...]

Paesaggio a nord est

E già il frumento
invoca la rugiada,
è un verdechiaro fremito,
è silenzio che già brina 

io resto, docile al tramonto,
di macchie lilla e rosso d'uovo
riflesse a Oriente su cirri in crinoline,
raggi di taglio... [...]

Non ho voluto

 

No, non sono Madame Bovary,
forse Angelica del Gattopardo
o qualche altra diva ideale,
ma le confondo col mio femminino
invece di concupirle
con necessaria violenza,

è nel ricercarle che mi sono perso:
la tensione al migliore,... [...]

Tirana, viti shtatëmbëdhjetë (anno 17°)

Nei rifiuti rinasce questa terra
da rimasugli pasti di cani sgangherati,
dai cassonetti feriti ed accasciati
a vomitare i marciapiedi
colmi d’immondizia

Sciancati gli spazzini zingari new age
con il bluetooth e un sigaro... [...]

_________Il silenzio

 

Dei miei quaderni

poche righe, poche

cancellature.

 

Le correzioni:

i lapis rossi e blu

di muratori morti

 

che osservano,

eloquenti.

 

 

Anais

Mi alita scirocco nelle nari
un vagheggiare estivo di fragranze
e l'ombra sovrappeso si risveglia
nello strusciare ruvide lenzuola

Ma non temere questo mio fantasma
se ora ti solletica sul fianco
a rendere più molle ed insidioso
il tuo... [...]

La farra

Ora invece quest'orrida farra
mi si è spalancata:
inondata dal pianto dei bimbi
disperata dall'urlo affogato di troppe vedove.

La roccia è la mano fugata d'un tagliapietre
che discende, rigurgita i flutti,
per raggiungere anfratti d'agenzie iterinali.... [...]

Grumi Scuri

Maria stringe al petto il bambino
mentre crollano attorno lamiere
solo un tozzo di pane infangato
nello sporco calmiere
Trema e ninna il suo cucciolo nero
non invoca, non piange, non prega
resta immobile e muta

Suo fratello massacra una donna
per succhiare... [...]

Illiria

 

Quanto mi manchi dolorosa
Illiria, ogni giorno
è uno strappo che lancina:
pensarti è sapere di non esserti
dentro come un amante
troppo a lungo
lontano

Mi mancano gli occhi dei tuoi
bambini, le vecchie
mani,... [...]

Creolo

Mi ripenso come a un deserto vivo
come ad una marea di sangue e di pallottole,
sibili di tradimenti e botti infami
fra i mercati delle periferie
dove mi son venduto a poco prezzo:
le gambe a dieci Lek, la testa a venti.
In questo tormentato naufragare
talvolta mi... [...]

Saranda

Fra torturate fronde
dov'è l'allodola e la cincia,
dove s'incrosta la salsedine
tu mi ritorni, come in un sapore

S'intrecciano coi vimini i pensieri
di noi, senza corazze o maschere,
a passeggio fra la romanità e l'oriente,
fra le rovine greche e qualche... [...]

I morti di Otranto

Non so quali sponde mi abbraccino più
della spiaggia di Seman,
dove approda ogni notte
vagabondo il mio inconscio
fra i bunker ingoiati dal mare,
le cabine, la pineta essiccata,
il silenzio, interrotto soltanto
dal miocardico affanno:
riabbraccio i miei... [...]

E’ un intarsio

E’ un intarsio, un mosaico di luci
la tua pelle cui giunge il riflesso
del mio mare di taglio che imbruna
il lotto gotico delle calli

ma sprofondo in melmose barene
al pensiero d’un altro distacco,... [...]

L'ultimo miraggio

I passeri s'ammucchiano su questo vecchio Camerun,
come i pensieri danzano, ma senza mai riposo
e il gallo ricomincia già il suo canto
con voce disperata
al nuovo giorno.

Forse non ho dormito affatto questa notte, 
m'ha coccolato il... [...]

Berber

all'amico poeta Petraq Kote

[...]

Esotica stomp

Mi hanno dato del "tardoromantico" per questa... alcuni del "dannunziano"... a me!?

in effetti... qui lo sono stato.. ma quanto mi piacerebbe esserlo ancora!

[...]

Emorragie IV


“Emorragie IV” POESIE INEDITE di Alessandro... [...]

Emorragie III



“Emorragie III” POESIE INEDITE di Alessandro... [...]

Emorragie II

"Emorragie II" POESIE INEDITE di Alessandro Zilli

[...]