Le corde in minugia

Graffiti di vita

Recensione di Sevda - di L.Pick

A proposito di “Sevda” e del suo autore: il poeta Alessandro Zilli

“Sevda” si presenta come un elegante forziere, una porta che si apre sul mondo autenticamente umano e singolarmente unico di Alessandro Zilli.

Premetto di condividere l’irritazione dell’amico Alessandro verso l’Editore despota che, nella esecuzione della stampa, ha “disordinato” l’ordine delle poesie che compongono la silloge poiché l’insieme ne viene stravolto. E’ come se quell’ideale percorso del viaggio e della vita dal tracciato impervio ma lineare e con un incipit coerente con la proposta, uno svolgimento in crescere ed una conclusione ben definita avessero perduto il senso direzionale.

Quando infine, superati gli incroci, le confluenze e le deviazioni si giunge al traguardo, si comprende il senso dell’insieme ma se ne è persa la “consecutio temporis”.

Figurativamente potremmo affermare che, in luogo del mosaico, ci vengono consegnate distinte le sue tessere equivalenti ad un caleidoscopio in luogo di una tela, una pinacoteca in luogo di un affresco e l’emblematica rappresentazione della vita concepita da Alessandro nel suo viaggio diventa una raccolta di flash back e di proiezioni nelle quali diluisce la presunta “Sevda” che diventa più propriamente una “Saudade” brasiliana di relativa intensità.

Si potrebbe rimediare chiedendo ad Alessandro di ricostruire l’immagine del puzzle suggerendoci l’indice originario per meglio comprendere e rileggere l’opera.

In questa attesa, mi vedo costretto ad analizzare singolarmente i testi delle poesie che molto volentieri rileggo.

Chiedo anzitempo perdono per la necessaria lunghezza dell’excursus che cercherò di abbreviare aggregando le poesie con denominatore comune sebbene tale abbrivio potrebbe non risultare risolutivo.

Se di velata melanconia si dovesse trattare, cercherei nella silloge rimembranze legate alle origini del poeta ed alla sua attitudine artistica; mentre invece sono soltanto quattro le poesie che l’Autore dedica ai ricordi ed altrettante alla frequentazione professionale dello “strumento” musica.

Questa scelta è determinata dalla necessità di giustificare il suo grande amore per l’Europa estremo-meridionale costretta a globalizzarsi rapidamente senza poter contare su mezzi e tempi adeguati.

Cosa abbia determinata questa inesauribile passione, simile a quella dell’amante soddisfatto eppure tenace nell’impresa amorosa e mai dono, non è dato sapere. Pur tuttavia, si comprende che Alessandro Zilli è stato folgorato dai colori, dai suoni e dai profumi di quelle terre.

Il perché dell’inclinazione morbida piuttosto di quella drammatica è palese nella maturità della esperienza. Alessandro è partito consapevole delle sue potenzialità e convinzioni al punto di non temere l’incontro ed il confronto con realtà diverse da quelle natali.

Procedendo quindi con un ordine del tutto arbitrario e personale mi appresto ad entrare nel merito.

Ne “la vecchia casa di campagna”, Alessandro ci partecipa le sensazioni suscitate nella rivisitazione del luogo d’infanzia disegnando con arte e trasporto un ambiente natale vivo ed indimenticato. Di analoghi quadri è costellata la sua poetica e sono sempre emozionanti esperienze di lettura nelle quali si rimane stupiti di come l’Autore riesca con brevi tratti a disegnare un ambiente ricco di presenze così nettamente distinte eppure tutte integrate in un insieme sensazionalmente unico. Da qui parte l’esperienza di vita di Alessandro e cioè della attenta osservazione di chi e di ciò che lo circonda.

Partendo dal luogo dell’infanzia, l’Autore ripercorre per tratti essenziali la sua esperienza umana nei versi di “dello sfiorarle le labbra”. Egli rivela così il momento nel quale ha preso coscienza di sé e di come voleva rapportarsi con gli altri. Quel momento si impone come costante che il passato proietta nel futuro attraverso le incertezze che determinano le scelte e la acquisizione degli strumenti per realizzarsi.

Farei risalire agli anni della formazione musicale scolastica e quindi al ricordo anche “il funerale di Mozart” dove la condanna dell’indifferenza atroce per la povertà si abbatte anche sul prodigioso genio. In questa ode al Maestro, passato, presente e futuro si amalgamo. Antiche strade, scompartimenti del treno e righi musicali appartengono alla istantanea di un breve soggiorno. La Vienna che l’Autore porta alla nostra attenzione non è quella di Strauss, degli edifici, dei giardini, del Prater o del  Bosco viennese” bensì quella grigia che investe chi ne percorre con lo sguardo le periferie industriali, lungo la ferrata che conduce alla capitale. Quella atmosfera si ripercuote quindi su tutto quanto attiene il soggetto e l’impatto con quell’ambiente in un contesto di angosciata repellenza.

Ma del come Alessandro ha vissuto i primi palpiti degli echi d’amore è ricca di dettagli “la gazza ladra”, volatile molto diffuso nella regione di origine. Egli si serve di questo riferimento per tracciare un cerchio che sembra chiudere il ciclo vitale dell’esperienza adolescenziale e giovanile nel pragmatismo della vita reale.

Ciò nonostante, egli, con ricchezza di immagini ed aggettivi inconsueti che gli sono usuali, approda dall’incanto allo strumento pratico che inevitabilmente lo costringerà nel prosieguo a riflettere chino sulle carte e cioè la scrittura. La lettura della poesia anzidetta sazia di sentimenti il lettore attento.

E quindi, inizia il viaggio del poeta che fa risalire all’autunno la stagione del distacco e più precisamente, in “San Martino”, a quell’estate di San Martino che inganna le aspettative e tradisce il viandante. Qui si materializza il contrasto tra chi si propone di andare e le ragioni del rimanere. L’ancoraggio rassicura da un lato e dall’altro inibisce. In questi versi si svelano i termini contradditori tra aspirazione e realtà e si svela il richiamo forte del territorio animato e disegnato con pregevole dettaglio naturalistico. Nel contesto si evidenzia la incessante proficua progettualità dell’Autore. Il tema è riproposto nella “la neve, l’atleta ed il cavallo” con altrettanta incisività. Alessandro non cede davanti le difficoltà che sa di dover superare a prescindere per realizzare i suoi progetti.

Ne “la porta d’oriente” si coglie il momento dell’avvio effettivo del viaggio. L’Autore lo affronta impensierito. Lo vomita disgustato ne il “traghetto”, quasi soffocato dall’inatteso disagio. Si tratta di una insoddisfazione putrescente che il poeta si trascina sedimentando sensazioni inglobate nelle “partenze” e che nemmeno nel tragitto “del ritorno” si quietano. In questo periodo, il poeta vive esperienze stressanti che non riescono a dissipare le nebbie che gli precludono la vista di un futuro soddisfacente.

Nelle undici poesie che ho idealmente raggruppate sotto il comune denominatore “ambiente-paesaggi” riaffiora la predilezione a rifugiarsi nelle atmosfere impressionistiche espresse mirabilmente in “lastre di ghiaccio” e, come se Alessandro non potesse fare a meno di piacevolezze, spunta una luce lontana di nostalgica speranza in “Carlos”.

Ma il poeta, come novello Sadko, pur avvertendo il richiamo prossimo dell’Araba Fenice, non riesce ancora a definire chiaramente i contorni e si chiede dunque circa l’esattezza delle nuove sensazioni rispetto quelle di un passato che a volte richiama ed a volte ripudia.

L’esistenzialismo artistico si rivela sul confine di “verso il mare”, si drammatizza nell’ideale collegamento di due civiltà in “Durrës-Trieste” e “Scutari”, ma in quest’ultima c’è una vena di ottimistica speranza in un futuro che risollevi l’amata terra senza cancellarne le prerogative.

Imbattendosi in “Fogliano Redipuglia” e volendo spingere il ragionamento agli estremi, parrebbe che le vittime del primo conflitto mondiale potessero specchiarsi in quelle della guerra nei Balcani. Dovrà sempre essere un fatto bellico a determinare, dopo la sofferenza, il riscatto? Però il dolore è grande come in “kosova”, allora è preferibile pensare a “Sarajevo” immersa in un coprifuoco, nelle tenebre, in attesa del giorno, della resurrezione. “Sulla strada da Shkodra a Shëngjn” si comprende che i dolori per le ferite non si possono esaurire nel breve periodo.

La vita deve riprendere “a Zajecar” attingendo alle gradevoli tradizioni che forniscono la testimonianza di indimenticabili e bucoliche piacevolezze alle quali bisogna prestare cura, perizia ed amore per consentire a “dei fiori” nuovi di rifiorire e donare frutti.

Come anticipato, per chi cercasse nel poeta Alessandro una esibizione dell’esperienza conseguita nello studio della musica, stenterebbe a scoprirla. La utilizza infatti soltanto in quattro poesie per situazioni specifiche che non si disgiungono dal contesto della silloge. In “backgammon” dà addirittura ad intendere di non dare importanza all’arte che lo ha formato e distinto, eppure è chiaro che se ne serve per determinarsi in “je rachète Adam et le son” articolando lirica e musica per giustificare la primordiale origine e sensibilità. Esalta la sua arrendevolezza al richiamo dei suoni in “stasera gran concerto” e lascia in eredità ciò che è trasmettibile ai posteri “ad Alessandrio”, senza per altro non metterli sull’avviso dei tradimenti e delle illusioni che l’arte induce nell’artista inconsapevole, ingenuo ed inesperto.

Sono infine tredici le poesie che ho raggruppato sotto il titolo ideale di sensi e persone. In esse, Alessandro distilla l’essenza dei suoi stati d’animo e dei suoi sentimenti. Lo fa egregiamente e con l’incisività che gli è usuale aprendo i sipari delle aree intime che sono immerse in quella natura che non molti sono in grado di sentire. L’esercizio dei sensi si va esprimendo attraverso le immagini che li riflettono in “fra la Drina e la Buna”, “come il vento l’erba” ed “insolito tepore fra la neve”. Nella prima, gesti d’amore articolati sul pentagramma percorrono il degrado nobilitandolo senza lasciarsi contaminare. Nella seconda, l’io interiore si trasforma in linfa e, nella terza, un trittico autobiografico di ragguardevole completezza potrebbe essere anch’esso una conclusione alla silloge, una delle possibili, anche se chi scrive, in genere, non ama vedere individuate le proprie creazioni come autobiografiche.

Con uguale sentimento, ne “il lamento di Skender”, il poeta abbraccia con amorevoli trasporti una Terra che sente sua ancorché dilaniata dalla guerra e gli incontri fugaci con “Sarah”, “Nina” ed “Ermira” in una “frenesia d’incontri” ed in un “tango dittico” senza farsi impressionare da una “saponificazione” solo rituale, né dallo struggimento de “la schiusa” e “la bricola”, dove richiama all’attenzione allettanti soddisfazioni sempre intensamente avvertite.

Testamentaria, omnicomprensiva ed, a mio avviso, conclusiva di questa silloge “sevda” è la composizione dal titolo “quando ti leggo”, un delicato e poetico commiato da chi ha condiviso le confidenze di un artista.

Alla stessa stregua, amo pensare che quanti hanno avuto la pazienza di leggere questa frettolosa recensione trovino il modo di rileggere attentamente e di studiare questa silloge con la certezza di soddisfare così l’istintiva e naturale propensione per quella letteratura pura, profonda e variegata che è la poesia.

Questo rinnovato suggerimento per tutti mi impegna a lasciare in bella mostra “sevda” della cui creazione ringrazio ancora l’amico Alessandro Zilli del quale mi permetto di dire di aver lette molte sue composizioni sul suo bolg raggiungibile all’indirizzo http://alessandrozilli.leonardo.it/blog/ Poeta, musicista, già direttore dell’istituto di musica Vivaldi di Monfalcone (GO) e mediatore culturale, Alessandro attualmente svolge un “gustoso” lavoro autonomo in provincia di Udine.

Le sue composizioni, ricche di suggestioni, richiedono una lettura attenta e dotta sia per le tematiche proposte che per la terminologia impiegata.

Alessandro non si trincea dietro illusionistiche fantasie e trasmette al lettore, con precisa nitidezza, i contenuti degli ambienti e di coloro che li popolano disegnandoli e miscelandoli per farne risaltare le rilevanti distinzioni proposte tutte nel rispetto della loro singolarità che egli dimostra di amare e di ricevere in sé come doni che, subito dopo avere acquisiti, rimpiange come fossero già destinati a scomparire. Egli vive dunque la nostalgica eredità del passato nel presente corrente imponendosi comportamenti coerenti con il progettato futuro e, su questo, non ammette deroghe e concessioni; anzi, non lesina richiami quando gli argomenti lo portano a definire i suoi principi etici e sociali.

Ai poeti non è dato chiedere il perché delle loro affermazioni e, nel caso di Alessandro, l’indirizzo si deve ricevere come acquisito e, ove questo fosse di contrarietà, resterebbe comunque la indiscussa e condivisibile varietà ed accuratezza descrittiva dei luoghi che costituiscono il patrimonio pregevole della sua opera; infatti, le scenografie proposte possono definirsi compiutamente perenni ed, ove fossero destinate a sparire col tempo, Alessandro le avrebbe definitivamente fissate nei versi per consegnarle al lettore, alla storia ed alla memoria collettiva.

Luciano Pick

La Venere di Milo

Suono cupo e tenebroso
le note che ti scrissi
all'oscuro
del fosco sentimento irrazionale
che folle
mi avrebbe devastato.

Limpidezza definita
mi appariva l'emozione
ed il mio capo
sette volte era nel busto
come una scala frigia.

Ora arranco nell'assurdo buio
l'incerto orrendo vuoto,
stacco di braccia tese
e poi sfuggite,
come il ricordo d'una sbornia.

Vago nel tuo diniego
e la musica o la danza
non leniscon le ferite
che m'hai inferto,
senza  sfiorarmi.

Risuona l'epitaffio
nella testa,
lungo il collo,
giù nel corpo
che è sformato
e non ha più
nè canoni
nè ebbrezza.

Saponificazione

Proprio lì
dove butto le cicche da un inverno
è rifiorito il lillà.

Proprio là
dove hai spento il mio cuore
raccolgo ceneri grigie
per farne lisciva,
non per lavare cenci sporchi,
stracci per il pavimento,
bensì ad uso alimentare:
per ammollarne olive,
cavarne il retrogusto amaro
e godermi il tuo ricordo.

Userò sali d’argento
per impressionare lastre in bianco e nero
della tua faccia immobile
dietro all’obiettivo,
occhi rivolti altrove, di scatto,

e bromuro, per poi guardare sorridendo
a ciò di cui mi son privato,
mi hai gelato..
e il sale scioglie il ghiaccio
che ha ricoperto i miei capperi germogli
ora boccioli, poi frutti e poi semenza
oppure ancora sotto sale,
da vendere al mercato con le olive,
oramai pronte,
in salamoia.

E se ciò non mi dovesse funzionare
da un cuore grande
si può ancora trarre soda,
calce viva,
e rifar tabula rasa;
c’è tempo,

intanto l’acqua,
comunque,
bolle.

(Dalla mia silloge SEVDA edita da Joker)

Il libro

Il buio ritorna la sua voce
come rimando al capitolo già letto
e cerco nel calore un po' di vita
anche se appare muto questo embrione,
prefazione, epilogo e riassunto,
che esaurisce le mie curiosità
come nel sorso ultimo del tè.

Fluttua l'occhio in palpebre socchiuse
flash back di cartapesta
policroma, ma stinta,
spengo ancora quest'ostinata luce
che ci divide in abat jour diverse
protese, come noi ai soffitti,
riflessi dei nostri comodini.

Piego la pagina,  solo segnalibro,
come nel viso le rughe d'espressione
giorno per giorno gelosamente chiuse
a scrigno di segreti consumati
nell'intimo scaldare notti diafane
che cristallizzano il ricordo d'un proposito
esalato in osmosi dalla pelle.

Ho sempre un po' invidiato chi
affronta i libri senza copertina
senza considerare se manca qualche pagina.
Vorrei poterla amare un po' così,
senza considerare eventuali lieto fine
e senza leggere le note dell'autore
perché è nostro e lo scriviamo un poco al giorno
e poi la sera ce lo raccontiamo.

È un intarsio

È un intarsio, un mosaico di luci
la tua pelle cui giunge il riflesso
del mio mare di taglio che imbruna
il lotto gotico delle calli,

ma sprofondo in melmose barene
al pensiero d’un altro distacco,
noi basilica col battistero
equilibrio impeccabile e sacro.

Le candele, le lampade ad olio,
il profumo d’incenso e il salmastro
ci inondano.

La tua voce si aggrappa alla mia
in un canto monodico lento
e risana il dolore,

fino al prossimo incontro.

Eluana

Noi pensiamo alle orchidee, a recidere un ramo sfiorito, in attesa di fiori nuovi, ma io -ed è presunzione dire “io”- non reciderei mai a mio figlio nulla fino a che non sia appassito, freddo,... [...]

Dentro l'alga

Non una sensazione
né certezze,
in rubre,
disinibite, fogge.

Fluttua medusa,
fluttua in mareggiate!
Ché grosso
in mille scogli
sbatte il mare. 

Ancora la tristezza è divenire
forza di chela d'astice e di valva
ove mollezza vongola di labbra
si schiude nel tepore,
acqua notturna.

Fluttua medusa,
fluttua in baci dati!
Rubati e regalati nel ricordo
d'intrecci cavallucci,
onde marine.

Nel sorgere del sole,
qui ad oriente,
si tuffa dentro al mare della notte
il mio virgulto amore
ch' è germoglio,
conchiglia,
seme...

e non mi dà riposo.

 

 


Monfalcone 06/07/2005

A Ron Kosturi, a un anno dalla scomparsa

Fede e parole

Descrivi
di un'ombra ritagliati
gli spigoli e i colori,
d'un istante ti racconterò
soltanto
l'eterno amplesso,

ché inafferrabile è l'essenza
e più parole avrai sprecate
più crederai nel vuoto,
come un sacerdozio.

Anch'io ho confuso la parola
con l'arte della levatrice e resta
del mio teatro la carcassa
nell'eco madida di sangue
su pietra dura
e su tovaglie bianche.

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Durrës Trieste

Është kjo diasporë
që akoma na ndan
Si dallandyshet e pelikanët,
si balonë të cilës
i është këputur filli.

Rrënqethëse lamtumira
n'përqafim t'përlotun
në hyrje të portit,
e ndame prej
kartës së imbarkimit

Më kujton vitin '97
kur fishklleja si plumbat qorra
tuj imitu kokolepsjen
e krenave t'pafajshëm
t'malsorve t'ulun n'kafe

Ti tash ndjek mullinin me erë
unë drejtoj parmenën e ftohtë
Zhani është veteriner
n'New Orleans

Gjithkush e mjell kopshtin e vet
perime o lule
Por metet e shkrime n'gjoks
nina nana që ajo knoj
e përsritun si motiv i paqanun
i radio Tiranës

 

 

Ringrazio di cuore ed infinitamente Eduart Rustemi per la traduzione.

L'artista (o l'illuso)

 

È l'inganno dell'innaturale 
l'astuzia dei preti,
"il pane ed il circo" 
il potere dei governanti.
Altresì è la superbia
a rendere artista,
infedele ed irriverente,
profano e profanatore.

La mente libera in tele
colori e parabole,
in pellicole fotosensibili
o fra le cosce di donne ideali,
imprime speranze inutili
trasformandole in versi,
mutando l’ansia in investigazioni
immediate.

Solo punti di vista:
la vetta di un minareto,
il riflesso di una campana
lustrata a specchio
l'acqua del lago
o la riva sinuosa d'un fiume
che vomita mare.

Proiezioni del fenomenico,
condannato
ad essere legge.
E dire che lo governiamo
o crediamo di farlo.

 

Cetre scostanti (prive d'agogica)

Consumati i mesi aridi d'estate
ho riscoperto il languore della pioggia
scorre liscia nel profondo della voce
orrido abisso di muschio rivestita.
Ho visto me nella sua anima
che profumato oriente specchia
la mia, randagia di follia,
in rovine... [...]

Gusti di Frontiera 2008 - Gorizia

Notturno

È ambrata la notte delle mie solitudini,

della mia insofferenza alla vita

fra preghiere e pensieri per i miei defunti,

e tarda sempre il mattino

su questo emisfero,

 

in questo eremo ho inciso

parole d'amore  

che non... [...]

Saturnidi

Immaginami con i tuoi jeans,
il nostro tropico allo stesso emisfero,
così com'è stata la notte, senza dolore,
e resta, del dimesso piacere,
il rispecchiarci su vetri affollati
d'immagini nude ed amplessi,

ora allontanami
per non... [...]

Lasciami dire...

È un mondo occulto la tua sovrastruttura
quell'esoscheletro di vetri e di stanghette
maschera noir quasi disadattata
senza impotenza allo scorrere del tempo
e nel contempo futurista alla Govoni.

Non è ambiziosa certo l'intenzione
il tuo... [...]

Sussurro lontano

Dedico queste quattro righe alla morte del mio caro zio Valerio. Le ho scritte prima della sua morte e pubblicate il 24/08/2008 alle 17.59 in Officina della Poesia. Lo zio si è... [...]

Adriatico Orientale

Sbatte, come sul frangiflutti,
l’onda dell’ultimo distacco
e resto, appeso al molo terzo,
mentre la retina riflette e mi confonde
le immagini fugaci dell’imbarco.

Sono solo, come le scialuppe,
eppure siamo in tanti in questo mare, [...]

Speca - Feferoni

Li voglio sempre freschi, i peperoni.

[...]

Nuk ka më shkoll të muzikës

Non c'è più la scuola di musica

A mia moglie Ingrid.
(Për nusjen time, Ingriti)




Pagine sacre frusciano dentro
e Shkodra - dove passa la Drina -
m'agonizza e guarisce
senza lasciarmi morire.
Consumo qebab sulle pagine
lacerate, di bibbie rubate,
e m'intona il muezin, prej xhamiet,
a modi non pitagorici
che non sembrano avere una logica,
nemmeno tu la comprendi oramai
la lingua che parli.

Resto fermo sui marciapiedi,
in equilibrio, ma precipito dentro,
rotolo lungo le strade,
fra i tavolini dei bar
fino alla scuola di musica
dov'è solo un docente che studia
mugolando la fame.

Chissà il tuo violino dov'è
forse lo suona un bambino,
un altro, di Kiras o Mark Lule,
e il mio cuore s'impolvera ancora
dove il fango è più dolce del miele,
dove sei nata, a Sarreq,

dov'è la tua terra è la mia.

 

mullin_002_448

Voglio pentole e mestoli!

Non la pappa pronta!

[...]

Sicurezza in Italia...

da www.myboite.it/burekeaters/ 

 

Quante bugie sulla sicurezza
di Gad Lerner
Questo mio articolo è uscito su “Vanity fair”.

Non so in che misura la violenza sessuale... [...]

Penombre

A sera allenti i tuoi nodi
e rapisco del sospirare
- stretto dentro una morsa
che ansima - il ritmo
e diviene mio,

come delle fronde è il vento,
sono i pensieri inclini
a virate di poppa,
le vele allo spasmo.

Il suono mi giunge ovattato
spietato ululare e singulto
in una conchiglia,
è timbro che muta sgomento
come il volo degli aquiloni,

è un'armonia di sapori
che si trasformano alchemici
in cadenze agrodolci,
onde scure che si frantumano
in rivi di candida schiuma
sulle nostre penombre.

Trst

Era di bronzo il tuo sostare
come il frusciare a sera dei tuoi libri
mentre invece mi perdevo nella bora
su pei camini e giù fra le stradelle,
per le scalette di S.Giusto e via,
fino al Sartorio.

A Ponte Rosso ti abbracciavi spesso
a quel glaciale simulacro dublinese
mentre correvo con lo sguardo i marcapiano
sotto finestre accese di calore
per incrociare dietro al vetro intelaiato
profili molli di donne grassottelle
incuriosite dal mercato

Lungo il canale oggi passo da solo
fra bancarelle e venditori di croccanti,
incrocio James con tanto di cappello
mentre procedo verso la periferia
senza passare sotto il nostro albergo
che è diventato, pare, un'ambasciata.

Disteso

E mi ritorni ancora
non un ricordo,
ma una scossa sottile,
un'onda solleva la pelle
e si quieta
diluita dal tempo,

come sotto una quercia disteso
che così solida
frastaglia il cielo
e lo compenetra

Grazie del Male

L'abbiamo fatta una visita a Turoldo,
serio nel cuore e gelido nel volto,
la sua invettiva è salda, lapide eloquente,
dura come le pannocchie secche
appese in trecce ai muri caldi delle stalle,
difese con la forca dai nemici,
sgranate come perle di rosario,
accolte come accoglie il Padre il Figlio
e ne fa pane per salvare l'Uomo.

Aceto e sale,
lisciva e croste di polenta,
la vita in sè non è che penitenza
con le ginocchia piatte di confessionale,
nero paiolo sulla fiamma viva
ed il pensiero corre sulle nubi,
il fieno da raccogliere,
la grandine in arrivo,
la vacca che sta male...
ma non dimenticare a sera mai
di ringraziare.

Da Rinascita Balcanica

Il traffico d'armi del Pentagono passa per l'Albania 

Il premier Sali Berisha, nel corso della seduta plenare del Parlamento albanese tenuta lo scorso... [...]

D'Inedia

Gelido è il ritmo
dell'assolato meriggio,

qui
non si respira

e colo
d'inedia appeso
catramosi pensieri.

Minuetto

Moderato

colgo il profumo delle strade

accelerando

le salite accese di ginestra

stringendo

petali di mare



ritardando

il mio rientro a Portič



                                                        Premantura, 1 maggio 2008

25/04/2008




ad Alessandro Oria e alla sinistra sana della mia bella città 
 
Caro Calamandrei,
di Costituente e d'impiccati
fra le magnolie in piazza
non si parla più a Bassano
ne' a Montebelluna.

I cattocomunisti evasi
e i molti liberali rilasciati
trovano ospizio
come le allodole la sera
fra gli sterpi delle grave

Dell'altura del Montello
dal basso s'intravede l'orizzonte
ed il nemico, luce alle spalle,
può calcolare ben la parallasse.

Sono salvo anche stavolta ché il capestro
era troppo corto ed il nazista
oggi è impegnato su altri fronti,
ma meglio le magnolie al tradimento!

Viva l'Italia di quelli come noi
che non han perso la speranza
e che la corda l'hanno ancora attorno al collo
sui crinali, fra i rovi della macchia
a tirar sassi alla più grave malattia,

la non-memoria.



Tarassaco

Soffi di sole e pioggia,

lattiginoso stelo che si arriccia

il primo amplesso tramutato in pianto

la meraviglia

 

e ti sto dentro come una farfalla

fra i palmi d'un bambino una sbirciata

e poi volare in cerca d'altro miele,

imago io e tu dente di leone.

 

 

 

 

 

Gerdec


Strage di Gerdec: solo subappalti e nessun responsabile

 

[...]

Pasqua 2008

Semichiusa la mano è rossa
nel controluce pulsare
di vene accennate

intorno un grumo di cuore,
meraviglia bambina di uomo
che chioccia

e si fa piccolo
piccolo


RAI international (questioni d'albanese.. in Italia)

Vi propongo questa lettura, un momento di formazione, ma specialmente di riflessione volto a rivalutare l' "albanese" in quanto tale (persona, lingua... cultura). I testi a seguire sono tratti dal sito [...]

Obiezione di coscienza (A Flavia)

Silenzio rosso, profumo di papaveri,

sogno d'inverno, assopirsi di tizzoni,

mentre nelle stanghette degli occhiali d'osso

t'intreccio madreperle ed alghe

fra i capelli stanchi d'ospedale

e carapaci e sfumature arancio

di... [...]

Mettilo a preventivo

Alla fine hai firmato,

hai provato a ribaltare le voci,
ad evadere il vero,
a sognare di residui attivi
o di entrate che andranno riscosse...
ma il risultato non cambia:

ti ho concupito stillando un bilancio reale
rendendo impotente il consiglio
e mi sono deterso,
rinfoderata la bic
rosicchiata da notti di consuntivi
su progetti di vita inconclusi.

Ora percorri le celle di excel,
esautorate le tue fantasie,
mettendo in colonna le entrate:

t'avevo avvisata
del tuo stupido falso in bilancio:
non illuderti più perchè il sesso
è solo il cash flow,
la partita dei sentimenti,
al contrario,
è almeno doppia.

Homoios - pathos

Quando la bontà diventa sdegno
la capacità di comprensione
m'induce all’odio
e la premura volge il passo cruda
ad un sascasmo aspro e acuminato

A sera mieto lento il mio malstare
e mi rileggo quasi con riconoscenza
dentro a righe amare vulnerate
dalla sofferenza sciolta in melanconia,

è il male ontologico che cura
e dissapora bieche allopatie.

Ciack, si gira!

 

Rincasato tardi per il lutto
ti sei sdraiato
senza strillii festosi 
- lontani i frugoletti-.

Fra le lenzuola, di rosso bandiera,
sei ritornato per spaccarti il cuore
a coricare il poco che
ti rimaneva.

La critica,
incredula
è sospesa

e storno romba
il bimotore,
in vana attesa.

Troppo ho taciuto

Ed ora l'onda ha consumato ogni spigolo
dell'inutile autocontrollo, ha cavalcato l'etica,
le mie morali, schizofreniche spose
delle situazioni, deglutite ogni volta,
come sperma d'una violenza.

Ogni frase si accoppia con infiniti perfetti
con indivisibili... [...]

Scava dentro

Conciliare dolorose contrazioni
coi sereni movimenti della penna,
vagliare grumi in un buratto,
farne visioni plastiche,

tortura gli altri sguardi,
i menti appoggiano sui palmi
ed il mio sangue giace sotto
le unghie. Scava dentro,
[...]

Paesaggio a nord est

E già il frumento
invoca la rugiada,
è un verdechiaro fremito,
è silenzio che già brina 

io resto, docile al tramonto,
di macchie lilla e rosso d'uovo
riflesse a Oriente su cirri in crinoline,
raggi di taglio... [...]

Non ho voluto

 

No, non sono Madame Bovary,
forse Angelica del Gattopardo
o qualche altra diva ideale,
ma le confondo col mio femminino
invece di concupirle
con necessaria violenza,

è nel ricercarle che mi sono perso:
la tensione al migliore,... [...]

Tirana, viti shtatëmbëdhjetë (anno 17°)

Nei rifiuti rinasce questa terra
da rimasugli pasti di cani sgangherati,
dai cassonetti feriti ed accasciati
a vomitare i marciapiedi
colmi d’immondizia

Sciancati gli spazzini zingari new age
con il bluetooth e un sigaro... [...]

Dittico

Il caricamento è un po' lungo... anche più di un minuto, ma credo che ne valga la pena, non tanto per i miei testi quanto per il lavoro che ci ha fatto sopra nel 2005 Erika Pucci ([...]

Petrolio??? IDROGENO!

Fate "girare" per favore, è nell'interesse di tutti:
Il petrolio per l'Europa continua a "salire"... e se l'impennata dovesse... [...]

Dicembre

Ed è quasi Natale
fra le panchine del parco,
starci seduto, solo,
le ha rese enormi,

è Natale in stazione,
fra abbracci e abbandoni,
fra clochard accartocciati
nel loro passato,

non potevo resistere più:
ho acquistato un biglietto,
ho sostato seduto da solo...

della tentazione la cosa peggiore
è che potrebbe non ripresentarsi


così ci facciamo i regali
a Natale, è una scusa,
mentre si muore di noia,
festeggiamo il Signore

al di là della Fede.

 

 


_________Il silenzio

 

Dei miei quaderni

poche righe, poche

cancellature.

 

Le correzioni:

i lapis rossi e blu

di muratori morti

 

che osservano,

eloquenti.

 

 

Anais

Mi alita scirocco nelle nari
un vagheggiare estivo di fragranze
e l'ombra sovrappeso si risveglia
nello strusciare ruvide lenzuola

Ma non temere questo mio fantasma
se ora ti solletica sul fianco
a rendere più molle ed insidioso
il tuo... [...]

La farra

Ora invece quest'orrida farra
mi si è spalancata:
inondata dal pianto dei bimbi
disperata dall'urlo affogato di troppe vedove.

La roccia è la mano fugata d'un tagliapietre
che discende, rigurgita i flutti,
per raggiungere anfratti d'agenzie iterinali.... [...]

Grumi Scuri

Maria stringe al petto il bambino
mentre crollano attorno lamiere
solo un tozzo di pane infangato
nello sporco calmiere
Trema e ninna il suo cucciolo nero
non invoca, non piange, non prega
resta immobile e muta

Suo fratello massacra una donna
per succhiare... [...]

Illiria

 

Quanto mi manchi dolorosa
Illiria, ogni giorno
è uno strappo che lancina:
pensarti è sapere di non esserti
dentro come un amante
troppo a lungo
lontano

Mi mancano gli occhi dei tuoi
bambini, le vecchie
mani,... [...]

Creolo

Mi ripenso come a un deserto vivo
come ad una marea di sangue e di pallottole,
sibili di tradimenti e botti infami
fra i mercati delle periferie
dove mi son venduto a poco prezzo:
le gambe a dieci Lek, la testa a venti.
In questo tormentato naufragare
talvolta mi... [...]

Saranda

Fra torturate fronde
dov'è l'allodola e la cincia,
dove s'incrosta la salsedine
tu mi ritorni, come in un sapore

S'intrecciano coi vimini i pensieri
di noi, senza corazze o maschere,
a passeggio fra la romanità e l'oriente,
fra le rovine greche e qualche... [...]

I morti di Otranto

Non so quali sponde mi abbraccino più
della spiaggia di Seman,
dove approda ogni notte
vagabondo il mio inconscio
fra i bunker ingoiati dal mare,
le cabine, la pineta essiccata,
il silenzio, interrotto soltanto
dal miocardico affanno:
riabbraccio i miei... [...]

E’ un intarsio

E’ un intarsio, un mosaico di luci
la tua pelle cui giunge il riflesso
del mio mare di taglio che imbruna
il lotto gotico delle calli

ma sprofondo in melmose barene
al pensiero d’un altro distacco,... [...]

L'ultimo miraggio

I passeri s'ammucchiano su questo vecchio Camerun,
come i pensieri danzano, ma senza mai riposo
e il gallo ricomincia già il suo canto
con voce disperata
al nuovo giorno.

Forse non ho dormito affatto questa notte, 
m'ha coccolato il... [...]

Berber

all'amico poeta Petraq Kote

[...]

Esotica stomp

Mi hanno dato del "tardoromantico" per questa... alcuni del "dannunziano"... a me!?

in effetti... qui lo sono stato.. ma quanto mi piacerebbe esserlo ancora!

[...]

Emorragie IV


“Emorragie IV” POESIE INEDITE di Alessandro ... [...]